Una gita a…Tindari

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 «Il fatte è» fece impacciato Mimì «che domani non ci sono io»
«E dove vai?»
«A Tindari. Siccome Beba deve andarci per il solito lavoro…»
E capace che, durante il viaggio, s’accattava macari una batteria di cucina.
Di Tindari, Montalbano ricordava il piccolo, misterioso, Teatro Greco e la spiaggia a forma di una mano con le dita rosa…Se Livia si tratteneva qualche giorno, una gita a Tindari era una cosa che ci poteva pensare.

Si chiude così un’altra indagine del commissario Montalbano, tratta dal libro “Una gita a Tindari” di Andrea Camilleri, piccolo omaggio a Tyndaris, da cui è stata fatta anche una bellissima fiction, come del resto tutte le altre.

Tindari fu fondata nel 396 a. C. da Dionisio da Siracusa; frazione del comune di Patti, sorge tra i promontori di Capo Milazzo e Capo d’Orlando. L’antica Tyndaris fu base cartaginese durante la prima guerra punica e prese nome di Tindari in onore di Tindaro, re di Sparta; successivamente passò ai Romani e durante l’Impero godette di grande prosperità. I Bizantini la trasformarono come sede Vescovile e lì vi regnarono fino all’836, anno in cui arrivarono gli Arabi che la distrussero. Della distruzione araba resistette solo l’antico Santuario (di cui non è possibile conoscere se sia stato un tempio pagano trasformato in tempio cristiano o no), che custodiva la bellissima statua della Madonna Nera, oggi posta nel nuovo Santuario.
Tale Santuario venne saccheggiato da un pirata algerino che lo depredò e rovinò il tempio portandosi anche le campane, ma risparmiando la venerata Statua di Maria. Il tempio è stato sottoposto a vari restauri, pur mantenendo la sua originale semplicità.

Non potendo contenere i numerosi pellegrini che sempre andavano crescendo per la grande devozione alla Madonna, si prese in considerazione la possibilità di allargare l’antico Santuario, ma ben si pensò di lasciarlo integro e di costruirne uno nuovo proprio sul promontorio a strapiombo sul mare. Il nuovo Santuario ha pianta a croce latina e tre navate, la facciata si eleva sulla piazza antistante e, affacciandosi dal balcone che delimita la piazzetta, è possibile godersi “quella spiaggia a forma di una mano con le dita rosa…”

Dal 6 settembre del 1975 il nuovo Santuario accoglie il simulacro della Madonna Nera con il Bambinello, posta sul grande altare, dove vi è un maestoso trono sorretto da 4 Angeli. Sulla base della statua è posta una scritta in latino che dice: ” Nigra sum, sed formosa” , “Sono nera, ma bella” , frase  ripresa dal Cantico dei Cantici (espressione che indica la bellezza di Maria nel colore brunito del viso), ricordandoci che dinanzi a Dio siamo tutti uguali.

tindari_angela arenaL’Immagine della Madonna del Tindari ha una storia particolare e, come tutte le storie, un retrogusto di leggenda. La devozione alla Madonna Bruna sembra risalire al periodo della persecuzione iconoclasta. La tradizione ci dice che una nave di ritorno dall’Oriente portava, insieme ad altre cose, un’immagine della Madonna per sottrarla dalla persecuzione. Giunta nelle acque del mar Tirreno, si levò una tempesta improvvisa e la nave fu costretta a interrompere il viaggio e a fermarsi nella baia di Tindari (l’odierna Marinell0). Calmata la tempesta, i marinai decisero di riprendere il viaggio, ma la nave non si mosse, come se fosse incagliata nel porto. I marinai pensarono di alleggerire il carico scaricando tra l’altro anche la cassa contenente (a loro insaputa) la statua della Madonna; così facendo la nave riuscì a ripartire e poté riprendere il suo viaggio. Successivamente dei pescatori videro quella cassa galleggiare sul mare e subito si diedero da fare nel recuperarla. Arrivati sulla spiaggia della baia di Tindari,  aprirono la cassa e con grande stupore videro l’Immagine della Vergine con il Bambinello. Decisero di trasportare il Simulacro della Vergine nel luogo più bello e più alto di Tindari dove già da tempo esisteva una florida comunità cristiana.

Non si conoscono i luoghi di provenienza e di destinazione della Statua, così come è ignoto il suo artista e anche l’epoca in cui venne scolpita. La Madonna, in legno di cedro, è rappresentata seduta con il Bambinello sulle ginocchia, tiene la destra sollevata benedicente e porta in capo una corona in stile orientale come un turbante, anch’esso in legno, con leggeri arabeschi dorati.

Attorno alla statua della Madonna del Tindari è legata un’antica leggenda. Si narra di una signora che, avendo la figlia malata, si rivolse alla Madonna chiedendole la guarigione e facendo come voto un pellegrinaggio al suo Santuario. Ottenuta la grazia, la donna  si reca a Tindari per ringraziare la Vergine ma, visto il suo colore bruno del viso, delusa, esclama il suo disappunto e il suo pentimento nell’aver fatto un lungo viaggio solo per vedere una brutta più di lei. In quello stesso istante scomparve la bambina, precipitando dalla cima del colle;  la madre, atterrita, la vide da lontano e tornò a pregare la Vergine dicendo: “Se siete voi la Vergine Miracolosa che per la prima volta avete salvato mia figlia, salvatela una seconda volta”. La Vergine le fece il miracolo e la bambina venne trovata sulla spiaggia apparsa improvvisamente nel mare sottostante, formando i laghetti di Marinello. Riportata la bambina alla madre, ringraziò la Madonna. La Madonna Nera è ora la protettrice di Tindari e viene festeggiata ogni anno il 7 settembre.

Lasciando il Santuario e la sua bellissima storia, poco distante vi è la zona archeologica dell’antica Tyndaris. Numerosi sono stati gli scavi archeologici dove sono stati ritrovati numerosi reperti. Poco distante, il suo piccolo Teatro Greco dove ancora oggi vengono messe in scena tragedie greche e concerti, offrendo al pubblico un programma ricco di spettacoli. Inoltre, per gli amanti del mare, Tindari offre molte località marine: la sua Laguna, posto davvero incantevole, la spiaggia di Marinello, specchi di acqua di mare, formate da lingue di sabbia, modellate dalle onde del mare, incorniciate da una ricca vegetazione. I laghetti di Marinello sono luoghi di passaggio per molti uccelli migratori e numerosi sono i crostacei e i pesci di fondo che popolano i laghetti. Osservandoli dalla balconata del Santuario vi offrono un panorama da togliere il fiato.

Per maggiori informazioni:

Sito ufficiale del Santuario:  www.santuariotindari.it
Associazione Culturale Tindari:  www.tindari.org
Pagina Facebook: Tindari Cultura

Angela Bertino

Innamorata della mia terra, la Sicilia e sono orgogliosa di essere terrona. Quando trovo l’occasione compro libri e riviste che parlano della sicilianità; per la curiosità di conoscere, di approfondire la mia “sicilianità”.