“U Quadrittu” l’antica festa religiosa a Saponara

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“Lu 7 di dicembri, era ddà sira, quannu di munti iddi scinneru li carbunara,
la porta batteru e lu Quadrittu si lu pigghiaru! “

              “Era la sera del 7  dicembre quando dai monti i carbonai scesero,
bussarono alla porta e si presero il Quadro”

06Sono i versi di una bellissima canzone del repertorio de “I Sarva la Pezza“, gruppo musicale etno-folk saponarese, che fa riferimento ad una festa locale molto particolare, a metà tra folklore e religione, che si tiene il 7 dicembre: la festa del “Quadrittu“, manifestazione dalle radici molto antiche che si inserisce tra la solennità del Santo Patrono San Nicola (6 dicembre) e quella dell’Immacolata (8 dicembre). Il contenuto dei versi evidenzia le radici della processione del “Quadrittu”, espressione devozionale mariana, nata a seguito di una ‘ribellione‘  da parte dei carbonai nei confronti dei notabili e del clero saponaresi, originatasi in risposta a una sorta di emarginazione da questi ultimi perpetrata nei loro confronti. I carbonai, pur svolgendo un lavoro redditizio, e rivestendo di conseguenza un ruolo rilevante dell’economia del piccolo centro peloritano, erano costretti a  trascorrere lunghi mesi tra i monti per praticare la propria arte antichissima e rara, rimanendo lontani dalla vita pubblica e, quindi, estromessi anche dalla partecipazione alle ‘

In un anno imprecisato collocabile verso la metà del Seicento, la sera del 7 dicembre, sotto la luce di innumerevoli torce, i carbonai scesero in massa dalle montagne dirigendosi verso il paese. Giunti dinanzi alla chiesa dell’Immacolata ne forzarono la porta principale e si impadronirono del quadro della Vergine ivi custodito. Lo portarono in processione per le vie del paese in un lungo giro notturno, illuminandolo con le loro torce, all’insaputa della popolazione e senza la presenza degli officianti. Al termine riportarono il quadro in Chiesa, ricollocandolo nel luogo da cui l’avevano prelevato. Questo atto di forza rappresenta il riappropriarsi, da parte dei carbonai, della vita sociale, politica, religiosa del paese. Si narra che qualche fedele carbonaio, durante la processione, venisse dicendo: ” Nun sulu li putenti ma puru nui dicemu Viva Maria “. Non solo i potenti ( qui inteso ‘i signori, ‘ i nobili’) ma anche noi diciamo Viva Maria. È evidente che la frase sottolinea il carattere contestativo dell’evento. Nel tempo questa processione notturna divenne un atto devozionale a cui via via prese a partecipare tutta la popolazione.

“Lu firriaru pi tuttu u paisi chi torci ddumati fatti di pici.
Niri n’ta facci, tutti ‘nfummicati, prigaunu a Madonna puru bruciati”  

“Lo portarono in processione per tutto il paese con le torce accese e fatte di pece.
Le facce nere, piene di fuliggine, pregavano la Madonna anche bruciati”

Il seguito della canzone descrive come si svolse la processione quella notte e come si svolge tutt’oggi.
Le lunghe torce dei carbonai simili a bastoni cilindrici bianchi, vengono preparate con procedimenti tradizionali e antichi. La parte centrale è formata da lunghe fibre di lino essiccate e  imbevute nella pece greca sciolta. Il tutto viene ricoperto da un involucro di gesso, atto a renderle rigide e, nello stesso tempo, protette e facili alla presa del fiaccolaro, la quale presa comporta una certa pericolosità, provata dall’abbigliamento pesante di costoro durante la processione; abbigliamento costituito da: giacconi impermeabili, cappucci, guantoni, occhiali… Il tutto per preservarsi da eventuali pericolosi schizzi di pece incandescente ricadenti dalle torce. Il quadro originale, opera risalente al Settecento di recente restaurata, oggi è gelosamente custodito nella chiesa dell’Immacolata e non viene più utilizzato per l’annuale processione (per la quale si fa ricorso a una copia), in quanto le scintille delle torce lo potrebbero danneggiare.

La processione del ‘Quadrittu’ ha mantenuto la sua originalità fino ai giorni nostri, anche se negli anni ha subìto qualche lieve modifica. Anticamente il quadro aveva, quale supporto per essere portato in processione, una sola asta e veniva condotto dal prete (abbigliato come i fiaccolari), il quale ci cingeva i fianchi con un cinturone, su cui appoggiava l’asta del quadro per rendere meno disagevole il trasporto. Oggi esso è fornito invece di due aste, al fine di permetterne la conduzione in coppia ai numerosi fedeli.

La sera del 7 dicembre alle ore 21.00, dopo la tradizionale cena costituita da “piscistoccu a ghiotta”, ( piatto tradizionale a base di pesce, poiché la vigilia delle festività è di rito ‘astenersi dalla carne’ o come diremmo in siciliano non cammerari”) i saponaresi si ritrovano dinanzi la chiesa. L’emozione si respira già nell’aria e si mescola insieme al fumo delle torce che i “fiaccolari” hanno appena acceso, pronti ad accompagnare l’effige della Vergine per le vie del paese. Un fedele, con un martello, bussa per tre volte. Dopo di che il portone centrale, come per incanto, si apre e tutto a inizio secondo “copione” che ogni anno si rinnova: la processione prende a snodarsi lungo un percorso prestabilito per diverse ore, fino a circa l’una dopo la mezzanotte… I fiaccolari, per devozione, per tradizione, o per ‘voto’ illuminano con le loro torce la sacra immagine lungo tutto il tragitto, mentre nell’aria si possono udire, con cadenza alternata, le loro alte e frequenti grida:

“E dicemu tutti…
Viva Maria! …
E ppi sempri…
Viva Maria!…
E cu tuttu u cori…Viva Maria!”

L’ultimo tratto, a poche decine di metri dall’arrivo in chiesa, è sempre il più lungo, sembra infinito: il gruppo dei fiaccolari rallenta, come a non voler permettere il rientro del Quadro in chiesa, ma, giunti al portone principale, mentre le campane suonano a festa, a voler sottolineare la conclusione del “rito” , dopo altri accenni di frenata, finalmente rassegnati al rientro, accompagnano l’immagine della Vergine fin dentro la chiesa recitando l’Ave Maria, salutando e ringraziando la Vergine, pronti l’indomani per la processione “canonica” dell’Immacolata Concezione.


” Vuoi c’aviti sta grazia infinita,Granni Signura
di la me vita, cercu pietati e sarbamentu, prova vi dugnu du pentimentu!” 

“Voi avete una grazia infinita,
Grande Signora della mia vita,
cerco pietà e salvezza,
e prova vi do del mio pentimento”

Vorrei ringraziare in particolar modo per la disponibilità e per le foto Nicola Bertino, la professoressa Nina Bertino per i suoi suggerimenti e pazienza, i “Sarva la Pezza” per la musica, soprattutto i fiaccolari e tutti coloro che partecipano a questa manifestazione perché tutto ciò non sarebbe arrivato sino ad oggi. Grazie!

Angela Bertino

Innamorata della mia terra, la Sicilia e sono orgogliosa di essere terrona. Quando trovo l’occasione compro libri e riviste che parlano della sicilianità; per la curiosità di conoscere, di approfondire la mia “sicilianità”.