Stromboli, terra di Efesto. Viaggio nella più settentrionale delle isole Eolie

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Lasciatevi incantare dall’isola di Stromboli, la “Terra di Dio” e “Faro del Tirreno”.

Il cono del vulcano si innalza fino a 926 metri di altitudine, ma in profondità scende per oltre 1500 metri.
L’isola di Stromboli emersa è solo uno spillo paragonata all’immenso impianto vulcanico che si inabissa nel Tirreno, una gigantesca piattaforma che si stima 25 volte più grande della parte affiorante.
Nell’antichità, Stromboli era considerato il “Faro del Tirreno” per i continui bagliori che davano a chi navigava nei paraggi la percezione esatta del luogo in cui si trovava, in quella rotta che collegava il Mediterraneo al basso Tirreno.

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Oggi, dopo 2000 anni, lo Stromboli è un vulcano ancora vivo, con un’attività incessante di esplosioni che lanciano in aria gas e lava con una cadenza di 3-7 esplosioni l’ora, ad un’altezza che varia da 100 a 200 metri e che poi rotolano giù per la Sciara di fuoco fino al mare, in un suggestivo avvicendarsi di magma, acqua e vapore.

Fuoco e vento sono gli elementi precipui di quest’isola, che colpisce anche per la ricca vegetazione su tutta la fascia costiera, nonostante non ci siano sorgenti di acqua, se non sulfurea.

La sabbia è sotto e sopra, ma in mezzo ci sono le case attorniate da giardini rigogliosi.
Sulla costa ci sono spiagge nerissime come pece e, sulla sommità del vulcano, la vegetazione scompare per lasciare spazio al sabbione, ma in mezzo c’è il verde dei limoni, degli ulivi, dei fichi, degli oleandri e dei bouganville abbarbicati alle suggestive case bianche con le tipiche pulere eoliane.

“L’isola non ha acqua, la riceve da una nave cisterna da Napoli e il proliferare di piante – mi spiega Franz alla guida della sua ape elettrica – si deve solo all’umidità della notte e ai sali minerali di cui è ricca la terra del vulcano”.

Il villaggio di Scari, a cui si approda, è collegato a Ficogrande e Piscità da due strade parallele, una tutta pianeggiante, che corre accanto al mare, presa d’assalto dai runners al tramonto; l’altra, un po’ più a monte, è la caratteristica e popolatissima viuzza che porta alla chiesa di San Vincenzo con la meravigliosa vista su Strombolicchio.

stroboli-tramonto-P3photographerQui è d’obbligo una sosta al bar della piazza per gustare la granita con squisite mandorle triturate; si prosegue poi verso la casa in cui alloggiarono Roberto Rossellini e Ingrid Bergman durante le riprese del film “Stromboli Terra di Dio” e, passando per la Locanda di Barbablù (dove poter gustare un aperitivo al crepuscolo o, ancora meglio, soggiornare nelle ambitissime camere), si raggiunge la libreria dell’isola, gestita da ragazzi eoliani in una suggestiva casa eoliana con giardino, che di sera diventa perfetta per le proiezioni cinematografiche sotto le stelle.

Passeggiando ancora si arriva alla maestosa chiesa di San Bartolo, nell’elegante quartiere di Piscità, quello più distante dal porto, quello più chic, quello delle ville di celebrità come Giorgio Napolitano e Dolce & Gabbana.
Siamo nel borgo più antico di Stromboli, con l’antico Castello e tante tipiche calette racchiuse tra scogli scolpiti dal vento e dalla salsedine.

Da qui si può intraprendere una delle salite al cratere, la mulattiera di Punta Labronzo, un tempo la più battuta, oggi tralasciata per piste più rapide, ma da non perdere visto che porta al suggestivo ristorante l’Osservatorio, in cui si cena a lume di candela sotto i crateri che lanciano ad intermittenza spruzzi di magma in cielo.

Un’esperienza mistica

Cinzia Ciavirella

Sono una siciliana con il culto della Sicilia. Amo visceralmente questa terra che ho visitato in lungo e in largo come giornalista, ma soprattutto come viaggiatrice curiosa e appassionata di ogni suo anfratto naturale, di ogni suo scenografico centro storico, di ogni sua colonna dorica ancora innalzata al cielo dopo millenni. E l’isola mi ripaga sempre di nuove emozioni nella varietà dei colori, nei ghirigori architettonici delle sue chiese e dei tanti palazzi aristocratici, nella teatralità dei suoi riti religiosi. Perché qui nel Mediterraneo tutto è ancora poesia.