Siracusa: le 10 cose da vedere almeno una volta nella vita

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Siracusa è la città delle mille meraviglie, la custode di imponenti vestigia greco-romane, di edifici di raffinata armonia barocca.

La città dalla luce perlacea della sua pietra arenaria, quella che emerge ancora prorompente da tutti i sontuosi palazzi costruiti dopo il terremoto del 1693.

Rieccomi a Siracusa, nel caldo sud-est protetto dall’Unesco, nel luogo in cui dal 1914 si ripete ogni anno la magia delle Tragedie Greche dentro un vero Teatro Greco, un evento di fama internazionale che richiama migliaia di spettatori per oltre un mese.

Le Supplici di Eschilo, Ifigenia in Aulide di Euripide, Medea di Seneca sono le opere che andranno in scena dal 15 maggio al 28 giugno, tutte ispirate al mare e, dunque, di grande attualità. E allora, io non resisto e, al primo weekend disponibile, mi ritrovo sulla strada per Siracusa, per rivivere nuove emozioni seduta sulla cavea del più grande teatro antico di Sicilia, come una siracusana della polis siceliota che tenne testa alla temibile Atene nella Guerra del Peloponneso.

Lascio la mia città di mare per tradirla con un’altra città di mare, molte miglia più a sud, e ben più calda e assolata, perché qui soffia una brezza calda e asciutta del deserto, ben diversa dal vento che sferza i volti sullo Stretto.

L’occasione della stagione dell’Inda, poi, è troppo ghiotta per non abbinare al teatro l’ennesima visita della città Aretusea, l’ennesimo girovagare in quel dedalo di palazzi che è la piccola e incantevole Ortigia.

arte_ortigia © Emanuele Sgarlata

Per questo, al mattino mi alzo di buona lena, indosso scarpe comode e mi incammino senza meta per gli intricati vicoli dell’isola.

Voglio perdermi tra i labirinti di Ortigia, alla ricerca di nuovi scorci di mare, di nuove volute architettoniche nelle facciate dei suoi tanti palazzi nobiliari, di nuovi magnifici portali nelle decine di chiese nascoste in questi lembo di terra tutta protesa sul mar Jonio. Ma per chi è nuovo di questa città, conviene cominciare dalle

10 opere da vedere a Siracusa almeno una volta nella vita,

a maggior ragione se si è siciliani e, dunque, imparentati con questa antica città che ha fatto la storia della Sicilia greca per le sue straordinarie imprese militari, per la singolarità dei suoi tiranni e la magnificenza delle tante opere architettoniche ancora sopravvissute.

Per andare con ordine, basta cominciare dal più antico tempio in pietra di Sicilia:

1) L’Apollonion che accoglie i visitatori proprio all’ingresso di Ortigia, come 2500 anni fa. Il suo architetto Kleomene rimase talmente orgoglioso dell’opera realizzata che volle incidere il suo nome sullo zoccolo dell’edificio. Il tempio di Apollo era un periptero con 6 colonne sui lati corti e 17 sui lati lunghi, di cui rimangono due colonne superstiti, ancora con il loro capitello dorico. Costruito nel VI sec a.C., venne rimaneggiato più volte per divenire basilica con i bizantini, moschea con gli arabi e, infine, tornare alle forme originarie solo negli anni ’30, quando però gran parte dello scempio era già avvenuto.

Da lì basta proseguire per corso Matteotti, sull’antico percorso che collegava l’Apollonion all’Athenaion in una sorta di via sacra che porta fino alla piazza del Duomo.

piazza duomo siracusa © Davide D'Orazio

2) Si passa per piazza Archimede, occupata dalla maestosa fontana della dea Artemide, intenta a proteggere la ninfa Aretusa dalla corte insistente di Alfeo. Qui convergono le principali vie di Ortigia, la via della Maestranza e via Roma, tutte da assaporare lentamente.

Piazza Archimede Siracusa © Davide d'Orazio

Ma per il momento si prosegue a destra, e attraverso un intrigo di vicoli denso di emozioni, ecco da via Landolina dipanarsi all’improvviso lo scenario suggestivo di una piazza lastricata di pietra bianca che riluce ad ogni ora del giorno, la piazza ovaleggiante più bella di Sicilia, ove si ammirano le meraviglie del Duomo, della chiesa di Santa Lucia alla Badia, della Curia, del palazzo Vermezio e del Palazzo Beneventano del Bosco.

Siamo nell’antica agorà di Siracusa, proprio sulla sommità dell’isola, su quel terrazzo naturale che era ben visibile dal mare, e da cui lo scudo d’oro collocato nel timpano del tempio di Atena era avvistato dai tutti naviganti appena entrati in porto.

3) Lo scudo e la statua di Atena non ci sono più, ma il tempio è ancora lì, costruito 2400 anni fa dal tiranno Gelone, con le sue pregevoli colonne ancora intatte, anche se ingabbiate nella Cattedrale, anche se trasformato in quella straordinaria combinazione di tempio pagano e basilica cristiana voluta dai bizantini nel VII secolo e, giunta fino a noi attraverso i ritocchi di età medievale e barocca. La Cattedrale di Siracusa racchiude, dunque, due anime: all’esterno la facciata barocca progettata da Andrea Palma, con le statue di Ignazio Marabitti; all’interno, il tempio classico della dea Athena.

Basta salire pochi gradini per fare un salto strepitoso nel passato e, dalla facciata settecentesca, retrocedere fino al V sec a.C. ed entrare direttamente nella cella dell’antico Athenaion, oggi navata centrale della Cattedrale, ma ancora lì in tutta la semplicità e la bellezza dell’architettura greca e nelle granitiche colonne scanalate del tempio dorico. Qui li collocarono i Siracusani dopo la vittoria sui cartaginesi ad Himera nel 480 a.C., qui li ritroviamo intatte, a fare il paio con le colonne corinzie della facciata, in una commistione che non toglie bellezza all’edificio, ma ne racconta tutta la stratificazione storica.

duomo di Siracusa © Bartolo Chichi

Il sacro e il profano che coesistono in una stupefacente armonia architettonica, con le due divinità, Atena e Santa Lucia, a condividere un luogo di culto per sempre. Perché laddove un tempo era accolta la statua della dea Atena, oggi si custodisce il simulacro argenteo di Santa Lucia, e l’antico tempio continua ad essere sede del culto della maggiore divinità della città.

4) Appena usciti dalla chiesa ci si può recare nel palazzo che lo affianca sulla via Minerva, l’edificio seicentesco di Palazzo Vermexio, oggi sede del Municipio, nei cui sotterranei si trovano le strutture di fondazione del tempio di Artemide, un grandioso tempio ionico del VI sec. a.C., citato dalle fonti come Artemiseion.

5) Ma ora lasciamo la grecità classica, e incamminiamoci verso il lato opposto della piazza in cui si trova la piccola chiesa di Santa Lucia alla Badia, con una caratteristica balconata chiusa da una ringhiera in ferro. La sua visita è obbligatoria dal momento che custodisce uno dei massimi capolavori di Caravaggio, Il Seppellimento di Santa Lucia, l’opera, che segna il passaggio fugace ma significativo del maestro Michelangelo Merisi in Sicilia. Appena entrati si rimane colpiti dal realismo della scena: le due figure maschili in primo piano scavano la tomba della santa, quasi indifferenti al gracile corpo della giovane adagiato sulla nuda terra senza alcuna solennità. Solo una folla di umili addolorati guarda con commozione la giovane martire. I due terzi del dipinto sono occupati dalla volta di una cripta, un ambiente cupo e grigio identificato da alcuni con le catacombe e, da altri, con le latomie, che rendono particolarmente drammatico l’atto della sepoltura.

Santa Lucia_patrona di Siracusa © Davide d'Orazio

6-7) Per continuare con la pittura, usciti dalla chiesa, dopo aver visto la Fonte Aretusa con il suo pregevole papireto, si raccomanda di fare un salto alla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo per non perdersi un altro capolavoro dell’arte di tutti i tempi.

8) Si tratta dell’Annunciazione di Antonello da Messina, pregevolissima opera del quattrocento italiano, che dopo il recente restauro restituisce al visitatore tanti dettagli un tempo illeggibili.

Oggi la Vergine appare in tutta la sua bellezza ed eleganza, con le braccia incrociate sul petto nell’atto di ricevere l’annuncio dell’Angelo, mentre la colomba dello Spirito Santo entra dalla finestra e le viene incontro lasciando dietro di se una scia di luce. Sullo sfondo, in miniatura, tante scene di vita quotidiana campestre. Una meraviglia Antonelliana da non perdersi.

9) Infine, si può chiudere la passeggiata con la visita di uno dei più suggestivi castelli di Sicilia, quel Castel Maniace voluto da Federico II sul luogo in cui probabilmente vi era stata una battaglia vinta dal condottiero bizantino Giorgio Maniace, proprio nell’estremità dell’isola. La poderosa struttura quadrangolare con le quattro torri circolari conserva ancora tutto il fascino del maniero medievale, anche se oggi ospita importanti eventi culturali.

faro al plemmirio siracusa © Davide d'orazio

10) Finisce qui il nostro viaggio ad Ortigia, ma non la lista dei tesori di Siracusa, perché oltre l’isola c’è la terraferma e lì c’è il Parco archeologico della Neapolis, quel museo a cielo aperto con le più straordinarie architetture civili della Siracusa greca-romana: dal Teatro Greco all’Anfiteatro romano, dalle latomie all’altare di Ierone II.

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E, ancora, il Museo archeologico Paolo Orsi e il Museo del Papiro, le Catacombe cristiane, il Tempio di Zeus, il Castello Eurialo ecc. ecc.

Ma per tutto questo occorre di certo pianificare un altro viaggio.

Cinzia Ciavirella

Sono una siciliana con il culto della Sicilia. Amo visceralmente questa terra che ho visitato in lungo e in largo come giornalista, ma soprattutto come viaggiatrice curiosa e appassionata di ogni suo anfratto naturale, di ogni suo scenografico centro storico, di ogni sua colonna dorica ancora innalzata al cielo dopo millenni. E l’isola mi ripaga sempre di nuove emozioni nella varietà dei colori, nei ghirigori architettonici delle sue chiese e dei tanti palazzi aristocratici, nella teatralità dei suoi riti religiosi. Perché qui nel Mediterraneo tutto è ancora poesia.

  • Giovanni Amato

    Bellissima Ortigia. <3

  • Giuseppe Scandurra

    Aggiungo che a Siracusa si possono ammirare tramonti unici al mondo

  • Vincenzo Di Rosa

    E il porto di Siracusa dove lo mettiamo ….cosi di imbarcazioni e di velieri di ogni epoca

  • Tiramisu Italiano

    matre mia . come dimenticarti ortigia … sei stata il mio colpo al cuore piu forte .. tante storie ……… in memoria di Roberto Baglieri // Patty da Buenos Aires, Argentina