Il Natale siciliano, un viaggio tra dolci e giochi di carte

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Una volta terminata l’estate, in Sicilia usiamo dire: “E semu a Natale, chiamalu ca’ vene

E così è, il Natale arriva in un soffio, ci si ritrova subito a pensare a regali e ai menu di quei pranzi che da noi iniziano alle ore 13 e terminano verso le 18.

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Per quanto riguarda la ricerca dei regali ci si deve affidare solo alla fantasia, mentre in tema di cibo la tradizione offre una buona mano d’aiuto. Oltre a panettoni e pandori, presi ormai in prestito dalle tradizioni dell’Italia settentrionale, nei menu natalizi siciliani quello che non manca mai sono scacciate (in pratica noci, castagne e frutta secca) e cassate alla ricotta. Nelle loro infinite versioni che vanno di città in città, questi piatti tipici sono presenti nelle tavole di tutti i siciliani che, anche se lontani dalla loro terra, non riescono a farne a meno.
Ma è nei giochi di carte che le tradizioni svolgono un ruolo importante. In molte famiglie gran parte delle serate natalizie trascorrono giocando in compagnia dei parenti più stretti, con i più anziani che, nel tentativo di spiegare le regole tradizionali, si cimentano in racconti con protagoniste proprio le carte da gioco.

«Chista è a giallinusa mugghieri do Re di coppi rittu l’Obbu» è una delle storie più diffuse legate alla carta della Donna di mazze. E mentre ci si chiede perché’ il Re di coppe avesse scelto come moglie la Donna di mazze e non quella di coppe, vengono ideate altre storie come ad esempio che il piatto preferito della strana coppia fosse l’ovu frittu, ovvero l’asso di oro, e che bevessero acqua non da semplici bicchieri ma utilizzando la quattara (brocca), vale a dire l’asso di coppe. Tutte storie legate alle carte e ai simpatici soprannomi che a esse sono state attribuite dalla tradizione.

E così, oltre a giallinusa (la Donna di mazze appunto), troviamo anche ‘a russa (la Donna di coppe), ‘a cravatta (il Due di mazze) e, a completare il tutto, ‘a stotta, ovvero l’Asso di spade, chiamato così proprio per via della sua forma non proprio diritta.
Tra i giochi tipici del Natale di una volta, oltre agli intramontabili classici, briscola e scopa, c’erano anche Setti e menzu (Sette e Mezzo), Trissetti (Tressette), Stop e il Ti vitti (letteralmente: “Ti ho visto“). Ma quello che sempre più destava curiosità era la Zicchinetta (in italiano Zecchinetta).
Un gioco inizialmente prettamente maschile, poi anche per le donne, che puntualmente si trasformava in caos e grasse risate. Davvero irresistibile.

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Sono pochi oggi i cultori della Zecchinetta; molti erroneamente la associano al gioco del poker, definendola una sua variante. Ma chi sa giocare a entrambi sa che non è così, anzi sono molto diversi.
A cominciare dalla storia: se il poker è una disciplina con una storia piuttosto nuova, nata nei circoli privati e nei casinò (e spesso oggetto di cause in tribunale), la Zecchinetta fonda le sue origini nel XVI secolo quando i Lanzichenecchi (e da qui anche l’origine del termine) introdussero il gioco in Italia.
Date le sue origini europee, anticamente si utilizzavano tre mazzi di carte francesi dai quali venivano eliminati i jolly e tutte le carte con valori da due a sei. Nella sua versione moderna invece, si gioca con un mazzo italiano di 40 carte ed in quella siciliana ovviamente con quelle tradizionali. L’associazione delle Zecchinetta al poker dipende probabilmente dal fatto che in entrambi i giochi si mettono delle carte scoperte sul tavolo. Nel poker i giocatori hanno anche delle carte coperte in mano, mentre nella Zecchinetta questo non accade, poiché si gioca solo a carte scoperte.

Inoltre il poker è un gioco molto riflessivo e individuale, fatto di calcoli e probabilità , la Zecchinetta è l’opposto. Ogni partita si trasforma in un simpatico caos condito di risate e urla di vario genere che si concludono alla fine del gioco quando, per la felicità dei vincitori, il banco paga le varie puntate. In merito al calcolo delle probabilità, anche qui un giocatore attento può cimentarsi e applicarlo al gioco ma, con tutta la confusione che si genera giocando, concentrazione ed attenzione passano in secondo piano.
Se si parla di Zecchinetta non si può non ricordare la trasposizione cinematografica de  “Il giorno della civetta’’ di Leonardo Sciascia e l’indimenticabile interpretazione di Tano Cimarosa nel ruolo di Zecchinetta. Interpretazione che lo fece conoscere a tutti come Tano Zecchinetta, anche perché realmente l’attore adorava fare lunghe partite con gli amici.
Un altro gioco tradizionale prettamente natalizio è ‘a Tummula (Tombola). Ovviamente non si tratta della versione moderna munita di cartellette, bensì di quella con le carte siciliane. A seconda del numero dei giocatori è necessario procurarsi più mazzi di carte, incluso uno per il banco. Questo accade perché ogni cartella di questa speciale tombola è composta da una fila di carte scoperte che vanno girate solo quando il banco estrae dal mazzo una delle carte presenti in quella cartella. Le puntate, invece, sono uguali a quelle della versione moderna: ambo, terno, quaterna, cinquina e tombola.

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Giocare a carte durante le feste è ancora una tradizione molto diffusa, ma sono pochi ormai i giocatori di Tombola siciliana e Zecchinetta; i giochi di una volta stanno lasciando il posto a quelli più recenti come appunto il poker, il gioco con le carte da Uno o, nel caso della tombola, alla versione tecnologica con cartellette e display digitali.

articolo di Erika Castorina
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"L’Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nell’anima. Qui comincia tutto." J.W.Goethe, Viaggio in Italia

  • Gustavo Woltmann

    Un ottimo articolo, grazie per aver illustrato la differenza tra il poker e la zecchinetta. Gustavo Woltmann