Bronte: storia e cultura alle pendici dell’Etna

By  |  4 Comments

Se dico Bronte cosa vi viene in mente? Pistacchio?
Peccato, avreste potuto aggiungere: storia, arte e cultura. Sì, perché Bronte, soprannominata la città del pistacchio, ha molto da offrire oltre all’indiscutibile eccellenza gastronomica del suo oro verde.

Più volte minacciata (e parzialmente danneggiata) dalle eruzioni della vicina Etna, Bronte è nata fra le pendici del vulcano e le falde dei monti Nebrodi dall’unione di 24 casali di contadini e pastori, riuniti da un decreto dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo nell’anno 1535. Nonostante l’unificazione e le numerose conquiste subite da bizantini, arabi e normanni, i brontesi hanno conservato il loro carattere libertario e indipendente, poco incline alla sottomissione e al compromesso.
A Bronte è infatti nato il filosofo Nicola Spedalieri, il primo a parlare di diritti dell’uomo in Italia. E proprio qui, durante il Risorgimento, si sono svolti numerosi episodi volti ad affermare i principi dell’autonomia e dell’indipendenza italiane: i moti siciliani del 1820 e 1848-1849;  i fatti del 1860, ovvero la rivolta, soppressa da Nino Bixio, in seguito all’occupazione delle terre dei latifondisti dopo la spedizione dei Mille, e la rivolta contro i dazi del 1911.

Bronte offre oggi ai suoi visitatori numerose attrattive, che non deluderanno gli amanti della natura, dell’arte e della storia. Innanzitutto il Santuario di Maria SS. Annunziata (1535), patrona della città insieme a San Biagio, la cui Sacra Immagine, giunta a Bronte attraverso i boschi dell’Etna, ha protetto e dato un’identità comune agli abitanti dei vecchi casali.

Con il suo splendido campanile rinascimentale ed il prezioso portale in pietra arenaria, adornato da disegni di fiori, demoni e puttini, rappresenta oggi uno dei più antichi monumenti religiosi della città insieme al Real Collegio Capizzi (1774), complesso monumentale adibito a convitto e scuola attraverso il quale il sacerdote Ignazio Capizzi rese Bronte, per oltre due secoli, centro culturale di preminenza in Sicilia.

Altrettanto straordinari gli spettacoli offerti qui dalla natura, a partire dalla varietà paesaggistica e geomorfologica ammirabile dalla ferrovia Circumetnea, che collega Bronte a Catania circumnavigando l’Etna. Seguono il Bosco di Centorbi, un querceto sempreverde che ammanta i crateri avventizi del versante occidentale dell’Etna, e le Forre Laviche del Simeto, gole scavate nel basalto dal fiume Simeto.

Infine, distante circa 13km dal centro e risalente al 1174, il castello di Nelson, donato all’ammiraglio britannico Horatio Nelson da Ferdinando I delle Due Sicilie nel 1799 insieme al titolo di Duca di Bronte. La Ducea inglese, abbandonata dagli eredi solo nel 1940 sotto le minacce mussoliniane allo scoppio della seconda guerra mondiale, venne immediatamente riconquistata all’arrivo delle truppe inglesi in Sicilia; truppe che, dopo lo sbarco, cacciarono i contadini che avevano preso possesso dell’antistante Borgo Caracciolo, perpetuando quello che Carlo Levi definì un “assurdo anacronismo storico” fino al 1981, quando l’ultimo erede di Nelson lo vendette al Comune di Bronte.

Sembra però che ci sia qualcuno che non ha mai lasciato il Castello: un fantasma, che nei primi anni del 1900 è stato visto aggirarsi nel lungo corridoio dell’ala sud, emettendo profondi lamenti e terrorizzando ospiti del calibro del poeta scozzese William Sharp e della musicista inglese Maude Valerie White. Chi fosse, se l’anima di Papa Alessandro VI o di Lady Hamilton, amante dell’ammiraglio Nelson, non si è mai scoperto, ma è un motivo in più per visitare quella che oggi è diventata un’attrattiva turistica di straordinario interesse. Oggi la Ducea Nelson ospita infatti, oltre agli appartamenti signorili dei Nelson (divenuti Museo Nelson), anche l’antica Abbazia benedettina, la Chiesa di Santa Maria di Maniace, il Museo di scultura all’aperto, i piccoli laboratori, i magazzini, le stalle e il granaio, oggi centro culturale polivalente di studi, di congressi e mostre d’arte.

Un’ultima curiosità: sapevate che il padre delle celebri sorelle scrittrici Anne, Charlotte e Emily Brontë cambiò il suo cognome da Prunty in Brontë nel 1802 in onore di Horatio Nelson, che proprio tre anni prima era diventato Duca della cittadina siciliana sulle pendici dell’Etna?

Adesso siete proprio sicuri che è soltanto la città del pistacchio ?

maggiori info:
www.comune.bronte.ct.it

Marianna Guglielmino

HootSuite Ambassador per l’Italia e la Spagna, lavoro come social media & web content manager per aziende, eventi e progetti siciliani e nazionali. Catanese, curiosa e chiacchierona, sogno un mondo ecologico, etico e sostenibile.

  • Caraci Antonino

    Quando si parla di Bronte si deve essere pronti a scoprire le mille sfaccettature di un paese STRAORDINARIO . La storia di questo gioiello incastonato ai piedi del vulcano, è solo una componente di un territorio pieno di tradizioni, sapori , cultura. Chiedete a chi ama Bronte vi innammorerete anche voi .

    • Marianna Guglielmino

      Quello che scrivi è meraviglioso, Antonino, e meravigliosamente vero. Viviamo in una terra straordinaria. Ci sono tanti piccoli tesori intorno a noi, e spesso non lo sappiamo nemmeno!

  • Caraci Antonino

    Quando si parla di Bronte si deve essere pronti a scoprire le mille sfaccettature di un paese STRAORDINARIO . La storia di questo gioiello incastonato ai piedi del vulcano, è solo una componente di un territorio pieno di tradizioni, sapori , cultura. Chiedete a chi ama Bronte vi innammorerete anche voi .

    • Marianna Guglielmino

      Quello che scrivi è meraviglioso, Antonino, e meravigliosamente vero. Viviamo in una terra straordinaria. Ci sono tanti piccoli tesori intorno a noi, e spesso non lo sappiamo nemmeno!